LA PARTENZA.
Finalmente era giunto il giorno più atteso dell’anno: la gita a Modena e a Monteveglio.
Ci siamo svegliati presto, come solito (ronf!), e ci siamo ritrovati a scuola al solito orario.
Nell’attesa delle altre insegnanti la prof. Moscato ci ha burlato comunicandoci che la prof. Accorsi era assente e che la gita era rimandata. Dopo che la classe si era presa un colpo, ci ha rivelato che era uno scherzo. Poco dopo la prof. Accorsi è arrivata e siamo andati al pullman insieme alla 2° A, l’altra classe con la quale siamo andati in gita.
Nella stradina erano parcheggiati due pullman perciò pensavamo di stare belli comodi invece ci hanno schiacciati tutti in uno.
All’ inizio la 2° A era un tantino fuori di senno perché ascoltava la musica a tutto volume, che idiozia nei nostri confronti!
Dopo un viaggio di un’ora e mezza con gente che urlava e cantava (anche stonata) siamo usciti dall’autostrada ma ci siamo illusi: mancava ancora mezz’ora di viaggio nel traffico modenese.
Dopo aver “sfrecciato” nel traffico il pullman si è fermato è ci ha liberato; tutti si sono subito lanciati per prendere i loro zainetti spingendosi e ammassandosi dal bagagliaio intenzionati a trovarli anche se sepolti sotto tutti gli altri.
Dopo la battaglia per gli zainetti siamo finalmente partiti alla volta del Duomo per le strade modenesi.
Dal Bianco, il Magni Fico e Super Forza.
PRIMA TAPPA: IL DUOMO DI MODENA.
Salve, sono il Duomo di Modena: quello dedicato a San Geminiano.
In questo periodo mi stanno ristrutturando ed io sono contento perché mi assicurano una vita più lunga senza modificare la mia struttura.
Mi dispiace però per quelle persone che vengono ora a Modena a visitarmi, perché possono solo vedere una parte di me: anche la mia torre campanaria, soprannominata la “Ghirlandina”, è in ristrutturazione.
Il 5 maggio due classi, non so bene da che città provenissero, sono venute a visitarmi.
Avevano tutte e due nomi in codice: una si chiamava 2°B e l’altra 2°A.
La 2°B è stata la prima a visitarmi: inizialmente mi hanno osservato dall’esterno, mi hanno analizzato attentamente e hanno detto tutti i nomi delle parti della mia struttura: cos’è il rosone, cosa sono i contrafforti, cos’è il protiro e l’arco a tutto sesto.
Dopo sono entrati e mi sono divertito ad osservarli mentre continuavano a guardare tutti i miei particolari: hanno addirittura fatto notare loro alla professoressa che avevo le volte a crociera e hanno anche individuato le campate.
Sono andati anche nella cripta, la parte di me di cui sono più orgoglioso: è il luogo dove viene tenuta la reliquia del Santo in onore del quale sono stato costruito: San Geminiano. Senza di lui non sarei mai esistito!!
E’ proprio in questo luogo raccolto che molte persone si soffermano a pregare.
Quando li ho visti uscire, se devo esser sincero, mi è dispiaciuto anche un po‘: si vedeva che mi conoscevano bene per avermi studiato a scuola. Fossero tutti così preparati! Anche loro mi sembravano entusiasti della visita.
Subito dopo, la classe 2°A ha fatto lo stesso percorso, ma mi è sembrata meno entusiasta.
Mi sono sentito felice perché mi è piaciuto che dei ragazzi mi abbiano visitato con rispetto e non siano saliti sopra ai miei leoni in marmo, come fanno altri maleducati.
Spero proprio che possano tornare quando i lavori di ristrutturazione saranno terminati per potermi ammirare in tutto il mio splendore!
dal Piccolo Fico e la Bomba.
SECONDA TAPPA: ABBAZIA DI MONTEVEGLIO.
Sono Anna, ho sei anni e vivo a Monteveglio.
Martedì pomeriggio passeggiavo vicino casa mia, a Monte veglio, mentre tornavo dalla casa di una mia amica.
Ad un certo punto sentii delle voci provenire da vicino le mura, nella piazza. Così mi avvicinai per vedere meglio, ma senza farmi vedere da quelle persone, perché sono molto timida; poi vidi che con loro c’era Debora, una mia amica che fa la guida, allora mi avvicinai salutando tutti, in particolare la mia amica.
Debora mi salutò subito e, sapendo che a me piacciono i giri turistici, mi invitò a fare una passeggiata per Monte veglio a visitare l’abbazia.
Appena Debora finì di parlare me andai a chiederlo subito a mia madre: lei mi disse che potevo andare ma di non fare tardi e di rientrare alle 16.00.
Iniziammo a fare un giro per Monte veglio.Debora iniziò a parlarci dell’abbazia tutt’oggi abitata dai frati. L’abbazia risale al 700 e su di essa si narra una leggenda di Matilde di Canossa: si dice che Matilde per scappare in caso di attacco si fece costruire un tunnel segreto che partiva dalla chiesa e arrivava alla piccionaia del paese; la piccionaia era una colonna dove i piccioni si riposavano.
Si dice che in questo tunnel Matilde di Canossa perse il suo vestito coperto di diamanti. Andammo a visitare l’interno dell’abbazia: dentro è molto bella e antica e una cosa che la valorizza molto è la cripta dove si trovano le reliquie del santo di Monte veglio. Anche qui come nel Duomo di Modena è presente il presbiterio dove si trova l’altare, il crocefisso di Gesù, dove si svolge la messa.
Quando siamo usciti dall’abbazia siamo andati a vedere com’era all’esterno: sono presenti anche qui i contrafforti, che non sapevo cosa fossero. È presente un’abside e dietro ad esso un monastero in cui vivono tutt’oggi i frati.
I frati hanno coltivato un bellissimo giardino con tanti fiori colorati. Ad un certo punto mentre osservavamo il prato fiorito spuntò fuori da un portone un frate con la la barba lunga, ed io appena lo vidi scoppiai dalle risate perché mi sembrava molto buffo. Continuammo il nostro giro turistico sul ponte delle mura di Monte veglio, lì ci salutammo e fu un vero peccato perché era già tardi ed io dovevo tornare a casa perché sapevo che adesso quei ragazzi di seconda media sarebbero andati a fare un giro per il bosco e a vedere il Rio Ramato.
È stato bello ed importante per me parlare con loro del paese in cui abito, e spero che tornino presto a trovarmi
dal Nuotatore, Rosetta e la Pigra.
TERZA TAPPA: TREKKIGN NEL PARCO REGIONALE DI MONTEVEGLIO.
Un pomeriggio di primavera stavo volando per il mio boschetto quando, ad un certo punto, mi sono appoggiata sullo zaino di Debora, una guida turistica. Lei stava illustrando i calanchi ad una classe di seconda media, che stava ammirando il paesaggio in cui io volo tutti i giorni.
I ragazzi sembravano simpatici, ma si lamentavano un po’ troppo per il fango! In fondo le scarpe si possono pulire con un po’ d’acqua, e tutto va via! Ma erano proprio imbranati: chi non riusciva a camminare, chi scivolava a causa del fango, e, addirittura, c’era chi perdeva la scarpa, affondando il calzino in una pozza!
Già a metà del percorso c’era chi si lamentava perché aveva male ai piedi… ma non sapevano che cosa li stava aspettando…
Ad un certo punto mi sono nascosta su una foglia, vicino ad un’orchidea, che i ragazzi stavano ammirando e analizzando; quest’orchidea era situata all’inizio del percorso Africa (chiamato così perché, in estate, fa talmente tanto caldo che sembra di essere in Africa), molto tortuoso e scivoloso a causa della pioggia dei giorni precedenti.
Alcuni di loro facevano molto rumore e spingevano gli altri in modo tale da farli cadere e arrabbiare.
Le insegnanti avevano i loro tempi… e che tempi! Sembrava avessero male ai piedi per quanto andavano lente!
Verso la fine del percorso Debora ha illustrato loro il Rio Ramato, chiamato così per il colore ramato del fondo del fiume.
Finita la zona dell’Africa abbiamo attraversato una strada dove c’era un cane che abbaiava e spaventava molti dei ragazzi, me compresa.
Infine siamo andati verso il pullman, ma prima di salire i ragazzi hanno fatto uno spuntino: c’era chi si era portato la merenda da casa e chi andava in un chiosco lì vicino a comprarla.
Ho visto Debora salutare la classe mentre io sono volata di nuovo verso il bosco.
da Caterpillar, La Gatta, Nerinapink.
IL RITORNO.
Dopo una lunga e fangosa camminata, nei calanchi, siamo riusciti, con tanti lividi, ad arrivare al pullman; per tornare alla nostra scuola. Mentre camminavamo in una strada sterrata per tornare al pullman, da lontano vedevamo i ragazzi di 2a che andavano avanti e indietro con in mano dei pacchetti di caramelle o di patatine; così anche a noi c’è venuta voglia di comprare queste cose. Durante questa breve sosta, alcuni ragazzi giocavano a palla, altri ascoltavano la musica e nel frattempo altri si toglievano il fango dalle scarpe. Giunto il momento di salire in pullman, ognuno di noi ha iniziato a fare le sue cose: parlare,ascoltare la musica, c’era chi mangiava (anche se non si poteva), c’era chi si toglieva le scarpe e persino chi dormiva. Per esempio noi parlavano e facevamo giochi di gruppo e anche delle foto per ricordarci dei nostri momenti passati a Modena e a Monteveglio. Alcuni ragazzi di 2a addirittura giocavano a palla ma dopo ne hanno pagato le conseguenze, una bella sgridata dalla prof.
Alla fine, usciti dalla autostrada, tutti noi abbiamo preso il cellulare per chiamare i nostri genitori per avvisarli del nostro ritardo!!! Dopo circa quindici minuti di ritardo siamo arrivati a scuola stanchi morti, e abbracciando i nostri cari genitori che hanno atteso il nostro arrivo. Infine crediamo che tutti noi siamo andati a letto a dormire però avendo passato una bella giornata.
da Cerchietto, Smart e la Confidente.